Posizioni · pugni · calci · parate · Kata
Le tecniche del Karate
Nel Go Ju Ryu ogni tecnica ha un nome, una posizione da cui nasce e un Kata che la custodisce. Ecco come si chiamano le cose che si imparano in palestra, e perché il metodo si chiama «duro e morbido».
La mappa
Il nome dice il metodo
Go è il duro, Ju il morbido, Ryu la scuola; Kara è vuoto, Te la mano, Do la via. Chojun Miyagi, che allo stile diede il nome, lo raccontava così nel 1936: nel 1828 i nostri antenati ereditarono uno stile di kung fu della provincia cinese del Fujian, continuarono a studiarlo e ne fecero il Karate Go Ju. Duro e morbido non sono due scuole: sono i due tempi della stessa tecnica, il pugno chiuso e la mano aperta, la tensione e il respiro.
Lo stesso Miyagi descrive come si insegna, in cinque passi: gli esercizi preparatori; i Kata fondamentali, Sanchin e Tensho; gli esercizi supplementari; i Kata «a mani aperte» (Kaishu Kata); e il kumite, il lavoro in coppia. Dalle posizioni ai colpi, dai colpi al Kata, dal Kata al compagno: questa pagina segue quell'ordine.
Nel corso di Karate bambini e ragazzi partono dalle posizioni e dai colpi di base; i Kata arrivano con le cinture, una alla volta.
Kihon · dachi
Le posizioni
Tutto nasce dai piedi. Dachi vuol dire posizione: la distanza fra i piedi, l'angolo delle ginocchia, dove pesa il corpo. Prima di colpire si impara a stare. Il glossario del Go Ju Ryu ne elenca quindici; queste sono le quattro che si incontrano per prime.

Piedi poco più larghi delle spalle, punte in dentro, ginocchia che stringono: il corpo diventa una clessidra. È la posizione del Kata Sanchin, e la base di tutto lo stile.

Gamba avanti piegata, gamba dietro tesa, il peso che spinge in avanti. La posizione degli attacchi lunghi e dei Kata Taikyoku dei principianti.

Gambe aperte, cosce quasi parallele al suolo, punte verso l'esterno. Tipica del Naha-te, l'antenato del Go Ju Ryu: nei Kata bassi come Seiyunchin «richiede molta forza».

Quasi tutto il peso sulla gamba dietro, il piede avanti appoggiato sulla punta, pronto a calciare o a ritrarsi. La posizione di chi aspetta.
Kihon · zuki e uchi
Le tecniche di mano
Il Karate distingue il pugno, zuki, che va dritto, dal colpo, uchi, che arriva di taglio o in rotazione. La mano vuota ha molte forme: il pugno chiuso, il dorso, il taglio, il palmo, le dita, il gomito.
Il pugno fondamentale: colpiscono le prime due nocche, allineate all'avambraccio. In avanzamento è Oi Zuki, con il braccio opposto alla gamba avanti è Gyaku Zuki, il pugno più usato di tutti.
Il pugno parte dal gomito e colpisce con il dorso, a frusta. Rapido, corto, si usa a distanza ravvicinata.
Il bordo esterno della mano aperta, dal mignolo al polso. Con la stessa mano si para (Shuto Uke): nel Go Ju Ryu difesa e attacco spesso sono lo stesso gesto.
Il tallone del palmo, con le dita raccolte. La forma più «morbida» del colpo: è la mano dei Kata Ju, come Tensho e Shisochin.
A distanza cortissima il gomito sostituisce il pugno. Arriva dall'alto, di lato o all'indietro.
Le dita tese come una lancia. Compare nei Kata superiori, a mani aperte.
Kihon · geri
I calci
Nel Go Ju Ryu i calci sono bassi e vicini: al ginocchio, al ventre, raramente sopra la cintura. Ognuno ha due versioni, keage a frustata e kekomi a spinta. Prima di calciare si impara a stare su una gamba sola: è di nuovo una questione di posizione.
Il ginocchio sale, la gamba si distende, colpisce l'avampiede con le dita tirate indietro. Il primo calcio che si impara.
Il corpo di fianco, colpisce il taglio del piede. Nella versione a spinta ferma chi avanza.
L'anca ruota e la gamba arriva di lato, ad arco. Chiede anca sciolta ed equilibrio sulla gamba d'appoggio.
Un calcio basso, a pestare, diretto al ginocchio: tipico del Go Ju Ryu e del Kata Sanseru. In allenamento si studia solo in forma.

A contatto, quando non c'è spazio per il piede: il ginocchio al ventre. Vicinissimo al lavoro dell'autodifesa.

Il tallone spinto indietro, verso chi sta alle spalle. Si gira la testa prima del piede: si guarda dove si colpisce.
Kihon · uke
Le parate
«Nel Karate non c'è primo attacco»: ogni Kata comincia con una difesa. Uke si traduce parata, ma nel Go Ju Ryu è quasi sempre un movimento circolare che devia, aggancia e prepara il colpo. Il glossario ne conta più di trenta; le prime sono queste.

L'avambraccio sale e devia verso l'alto un colpo alla testa (jodan). Si studia già nel Taikyoku Jodan.

L'avambraccio ruota dall'interno e spazza il colpo diretto al busto (chudan). La parata del Kata Sanchin.

Verso il basso, contro un calcio o un pugno al ventre (gedan). Nei Kata dei principianti chiude quasi ogni sequenza.

La mano aperta aggancia il polso dell'avversario e lo tira: è il momento in cui la parata diventa presa, e il Go si fa Ju.
Si devia e si trattiene nello stesso gesto, per portare l'avversario dove si vuole. Il principio del kakie, le «mani appiccicose».
Le due mani aperte, una alta e una bassa, che parano e colpiscono insieme. Parata e attacco nello stesso istante: il Go Ju Ryu in un gesto.
«Flessibile come il salice, solido come il Monte Tai.»Chojun Miyagi, dai Precetti del Go Ju Ryu · traduzione nostra
Kata
«Il Karate comincia e finisce con il Kata»
Un Kata è una sequenza prestabilita di difese e attacchi che si esegue da soli, come se l'avversario ci fosse. Per Miyagi «i principali segreti del Go Ju Ryu stanno nel Kata»: è la cristallizzazione dell'essenza del Karate, e si ricomincia sempre dall'inizio. Il Go Ju Ryu ne ha dodici. Quasi tutti li portò dalla Cina il Maestro Kanryo Higaonna; Miyagi ne aggiunse tre.
Il Kata fondamentale, portato dalla Cina da Higaonna e rivisto da Miyagi a pugno chiuso. Isometrico, con la respirazione profonda ibuki: è il lato duro dello stile. Le tre battaglie sono corpo, respiro e mente.
Creato da Miyagi nel 1928 dopo un viaggio nel Fujian, sullo stile della gru. Mani aperte, polsi sciolti, movimenti fluidi: è il lato morbido, il contrario e il complemento di Sanchin.
I due Kata di base, creati da Miyagi nel 1941 per i principianti. Tecniche fondamentali di attacco e difesa, eseguite una per una, corrette e potenti.
Combattimento a distanza ravvicinata, tecniche circolari con polso e gomito. Un Kata Go: duro.
Nessun calcio, posizioni basse in Shiko Dachi, movimenti lenti che si fanno di colpo rapidi. Viene dallo stile della gru bianca.
Mani aperte, un Kata Ju. Si dice fosse il preferito di Miyagi.
Il Kata del drago: calci profondi al ginocchio, prese e leve. Fasi lente e poi esplosive, come la sorpresa di un attacco vero.
Diciotto tecniche nascoste, attacchi a 45 gradi invece che frontali, il corpo che si abbassa e risale per sbilanciare.
Schivate laterali, movimenti a zigzag, pause seguite da tecniche improvvise.
Tredici tecniche, otto di difesa e cinque di attacco. Calci al ginocchio, pugni doppi e tripli.
L'ultimo e il più lungo: 108 come le passioni dell'uomo nel buddismo. Raccoglie tutto lo stile.
Non è fra i dodici: sono le forme preparatorie dei principianti, in tre altezze — alta, media, bassa — sullo stesso schema di passi.
I nomi cinesi dei Kata sono spesso numeri — 13, 18, 36, 108 — che nella tradizione buddista contano i sensi, le passioni, i discepoli: un Kata si impara con il corpo, ma porta con sé un pezzo di storia.
Kumite e kakie
Con il compagno
Kumite è il lavoro in coppia, e si impara per gradi: il Sanbon Kumite, tre attacchi prestabiliti e tre difese; l'ippon kumite, un solo attacco; il jiyu ippon, un attacco libero dalla guardia; infine il Jiyu Kumite, il combattimento libero, sempre controllato. In mezzo c'è il randori del Karate: lento e morbido, per capire prima di colpire.
Il Go Ju Ryu aggiunge il kakie, le «mani appiccicose»: i due compagni restano a contatto con gli avambracci e spingono, cedono, agganciano, senza staccarsi. Viene dal Kata Tensho e dai polsi sciolti: si impara a sentire la forza dell'altro prima che arrivi.
Nelle gare di Karate ci si misura nel Kata oppure nel kumite. Al Dojo si fanno entrambi, senza fretta di scegliere.
Prima di tutto
Il riscaldamento che è già Karate
Nel Go Ju Ryu di Okinawa gli esercizi preparatori, Tai Sho Daruma, non servono solo a scaldarsi. Si parte dalle dita dei piedi e si sale fino alla testa, articolazione per articolazione, poi si respira dal tanden, il centro del ventre. Le posizioni e i movimenti del riscaldamento sono gli stessi dei Kata: chi lo fa bene, fa bene il resto. Miyagi lo metteva al primo posto del suo metodo, e lo ripeteva a fine lezione per sciogliere i muscoli.
Parole dei Maestri
Cos'è il Karate
«Cos'è il Karate? È l'arte con cui esercitiamo mente e corpo per la salute nella vita di ogni giorno; ma in caso di emergenza è l'arte di difendersi senza armi.»Chojun Miyagi, conferenza di Osaka, 1936
«Abbiamo abbandonato la vecchia e sbagliata tradizione "prima il corpo, poi la mente" e siamo arrivati al motto corretto: "prima la mente, poi il corpo".»Chojun Miyagi, 1936
«L'unità di corpo e mente sviluppa uno spirito indomabile.»Chojun Miyagi, I pregi speciali del Karate, 1934
«Bisogna sapere che i principali segreti del Go Ju Ryu stanno nel Kata.»Chojun Miyagi, Precetti del Go Ju Ryu
«L'allenamento è come un diamante, prima grezzo e opaco: con un lavoro duro e costante le tecniche cominciano a brillare. Ma se si smette, il diamante si spegne di nuovo.»Precetti del Go Ju Ryu, sull'insegnamento di Miyagi
«Il Karate comincia e finisce con il Kata. I Kata sono una mappa che ci guida, e non vanno mai cambiati né manomessi.»Glossario del Go Ju Ryu
Tutte le traduzioni sono nostre. Fonti, nell'archivio del Dojo: Chojun Miyagi, Ryukyu Kenpo Karate-do Enkaku Gaiyo (Osaka, 1936) e The Special Merits of Kara-te (1934) · Precetti del Go Ju Ryu Karate-do di Okinawa · Seikichi Toguchi, Okinawan Goju-Ryu (1976) · Goju Ryu Terminology · Seibukan, Kihon Go Ju Ryu · le schede dei dodici Kata · Jon Reingold, Tai Sho Daruma (1996).
Gli schemi delle posizioni e delle superfici di colpo sono di Judcosta, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0. Nei disegni la parte evidenziata è il punto del corpo con cui si colpisce o si para: il gesto completo si impara sul tatami, non da un disegno.
Si imparano in palestra, non sullo schermo
La prima lezione è di prova.
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