Judo e Karate · dieci vite
I Grandi Maestri
Dietro ogni tecnica che si impara sul tatami c'è una persona che l'ha inventata, provata, difesa. Dieci ritratti brevi, presi dai libri dell'archivio del Dojo: un ragazzo gracile, un marinaio, un domestico, un vecchio che lancia uomini grossi come stracci.
Judo
Il Kodokan e i suoi uomini
Ritratto d'epoca, pubblico dominio (Wikimedia Commons)Jigoro Kano
1860 – 1938 · fondatore del JudoDa ragazzo era piccolo e gracile, e per questo cercò il Jujutsu. Ma nel Giappone dell'era Meiji le arti marziali erano cadute in disgrazia e suo padre le giudicava «violente e volgari»: Kano si allenava di nascosto con il suo domestico, Tsunejiro Tomita, e tornava a casa coperto di graffi che curava con un unguento dall'odore terribile. I compagni lo soprannominarono «unguento», «profumato» e «cerotto». Il suo primo Maestro, Hachinosuke Fukuda, campava aggiustando le ossa. Nel 1882, a ventitré anni, aprì il Kodokan in un tempio buddista: dodici tatami e nove allievi. Nel 1884 i primi allievi firmarono con il proprio sangue il «Libro dei Giuramenti». Morì nel maggio 1938 a bordo del piroscafo Hikawa Maru, tornando dal Cairo dove aveva ottenuto per Tokyo le Olimpiadi.
«Perché l'ho chiamato Judo invece che Jujitsu? Quello che insegno non è solo jutsu, arte o pratica, ma è anche Do, via o principio.»
Ritratto d'epoca, pubblico dominio (Wikimedia Commons)Shiro Saigo
1866 – 1922 · una delle prime cinture nereNato Shiro Shida a Wakamatsu di Aizu, terzo figlio della famiglia Shida, fu adottato da Saigo Tanomo, consigliere del clan Matsudaira: da lui viene la tecnica che lo rese famoso, lo Yama Arashi, «tempesta di montagna». Nel 1884, insieme a Tomita, ricevette il primo diploma di 1° dan della storia. Lo stesso anno tre lottatori di Jujutsu dai «corpi deformi per l'incredibile quantità di muscoli» vennero a distruggere il Dojo: Kano aveva proibito di accettare la sfida, Saigo la accettò lo stesso e vinse. Il nostro Dojo porta il suo nome: la sua storia.
Ritratto d'epoca, pubblico dominio (Wikimedia Commons)Tsunejiro Tomita
1865 – 1937 · il primo allievoSi chiamava Tsunejiro Yamada e veniva da un villaggio di montagna nella regione di Izu. Il padre di Kano lo notò durante un viaggio di lavoro e lo scelse come domestico del figlio: diventò il compagno segreto degli allenamenti e poi il primo allievo del Kodokan, il primo a firmare il Libro dei Giuramenti e, con Saigo, la prima cintura nera. Nel 1886 fu sfidato da Hansuke Nakamura, ritenuto il combattente più forte del Giappone, capace di «appendersi per il collo senza risentirne»: Tomita lo proiettò due volte con Tomoe Nage e lo costrinse alla resa con uno strangolamento, Gyaku Juji.
Ritratto d'epoca, pubblico dominio (Wikimedia Commons)Sakujiro Yokoyama
1862 – 1912 · lo studioso dello squilibrioEra uno dei quattro allievi che nel 1884 fronteggiarono gli assalitori del Dojo. Nel 1908, ormai 7° dan, scrisse con Oshima un trattato intitolato semplicemente Judo: è il libro che mette ordine nel kuzushi, lo squilibrio dell'avversario nelle otto direzioni, e nella classificazione delle proiezioni. Più di un secolo dopo Attilio Sacripanti, nel suo studio di biomeccanica, lo chiama ancora «l'aureo trattato».
Foto del 1953, pubblico dominio (Wikimedia Commons)Kyuzo Mifune
10° dan · il vecchio che lanciava gli uominiUn judoka olandese, Jon Bluming, lo vide per la prima volta durante la guerra di Corea, ferito e in licenza a Tokyo, in visita al vecchio Kodokan: «era molto piccolo e fragile, ma lo guardai lanciare uomini più grossi di lui come vecchi stracci». Nel 1959 Bluming fu ammesso al kenshusei, la classe dei venticinque migliori judoka del Giappone, e il capo istruttore era proprio Mifune. Per il suo settantacinquesimo compleanno lo trovò in giardino, in kimono, a potare un albero con un piccolo attrezzo. Mifune insegnava lo squilibrio in rotazione: se l'avversario spinge, ruota; se tira, avanza verso di lui in diagonale.
Kawaishi (primo a sinistra nella foto originale) alla tournée dimostrativa in Nord Africa, Oujda 1950. Foto: Candrivet, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0Mikinosuke Kawaishi
7° dan · il Judo arriva in EuropaIl Judo che si pratica in Europa deve molto al suo metodo, nato in Francia: Kawaishi ordinò sessantuno proiezioni in una progressione crescente di difficoltà, dalle più semplici alle più ampie, e introdusse le cinture colorate, portando i gradi iniziali da cinque a sei. Classificò diciassette immobilizzazioni e due serie di strangolamenti: una delle catalogazioni più complete del lavoro a terra. Il suo libro si intitola Ma méthode de judo.
«Per adattabilità intendiamo non il cedere esteriore molle e mellifluo, ma la cedevolezza e l'adattabilità di corpo, mente e spirito.»Roberto Imparato, Jigoro Kano e il Judo Kodokan · archivio del Dojo
Karate
Okinawa, e poi il Giappone
Ritratto d'epoca, pubblico dominio (Wikimedia Commons)Kanryo Higaonna
Naha, XIX secolo · il marinaioLa leggenda, raccontata dal Maestro Toguchi, dice che da giovane era marinaio sulla Shinroan, una nave che commerciava con la Cina, e che durante una traversata salvò un bambino che stava annegando: il padre era un famoso Maestro di boxe cinese, e come ricompensa Higaonna chiese di essere istruito. La ricerca storica è più sobria: partì per Fuzhou nel 1868, ragazzo che non sapeva né parlare né leggere il cinese, e divenne compagno di allenamento di un giovane, Ryuru Ko. Tornato a Okinawa fondò il Naha-te: i primi tre o quattro anni i suoi allievi facevano solo il Kata Sanchin, e molti mollavano per noia. Con Itosu è ricordato come una delle «gemelle senza pari», i padri del Karate moderno.
Ritratto del 1938, pubblico dominio (Wikimedia Commons)Chojun Miyagi
1888 – 1953 · fondatore del Go Ju RyuFiglio di una famiglia agiata di Naha, a quattordici anni divenne allievo di Higaonna e lo seguì per tredici. Nel 1915 andò a Fuzhou con l'amico Gokenki a cercare il Dojo del Maestro del suo Maestro: lo trovò chiuso. Quando gli chiesero il nome del suo stile rispose Goju, «duro-morbido», preso dall'articolo 13 del Bubishi: «inspirare è morbidezza, espirare è durezza». Nel 1934 fu invitato alle Hawaii a diffondere il Karate. Ai suoi allievi raccomandava un ordine preciso: prima la famiglia, poi il lavoro, terzo il Karate. Disse di sé: «Se avessi dedicato tempo e ricchezze a un'altra impresa, avrei avuto successo. Ma ho dedicato la vita a imparare tutto dal Maestro Higaonna».
«Che cos'è il Karate? È l'arte con cui esercitiamo mente e corpo per la salute nella vita di ogni giorno; ma in caso di emergenza è l'arte di difendersi senza alcuna arma.» Conferenza di Osaka, 28 gennaio 1936 · traduzione nostra
Ritratto del 1924, pubblico dominio (Wikimedia Commons)Gichin Funakoshi
fondatore dello Shotokan · il Karate in GiapponeAllievo di Asato e di Itosu, fu lui a portare il Karate da Okinawa al Giappone: dimostrazioni a Tokyo nel 1917 e nel 1922, poi l'insegnamento nelle università, tanto che nel 1935 quasi tutti i grandi atenei avevano un club di Karate. Ribattezzò i Kata Pinan del suo Maestro con il nome Heian, «pace e tranquillità». Il suo Karate era volutamente semplice: tolse dall'insegnamento le tecniche più pericolose sui punti vitali.
«Puoi allenarti a lungo, molto a lungo. Ma se ti limiti a muovere mani e piedi e a saltare su e giù come un burattino, imparare il Karate non è molto diverso dall'imparare a ballare. Non avrai mai raggiunto il cuore della questione.» traduzione nostra
Foto del 1909-10, Biblioteca della Prefettura di Okinawa, pubblico dominio (Wikimedia Commons)Anko Itosu
Shuri · il Maestro dei bambiniMaestro dello Shuri-te, da cui nascerà lo Shorin Ryu, ai primi del Novecento fece entrare il Karate come materia regolare nelle scuole di Naha. Aveva imparato da un cinese una forma lunga e dal nome difficile, Channan: nel 1906 la spezzò in cinque Kata più piccoli, i Pinan, pensati per i bambini delle scuole. Quando Chojun Miyagi, già allievo di punta di Higaonna, venne a chiedergli lezioni, gli rispose: «Non hai bisogno di studiare con me. Se guardi la mia tecnica, capirai cosa intendo». Miyagi insistette, e Itosu gli insegnò non i movimenti ma la teoria dei movimenti.
Fonti, nell'archivio del Dojo: Roberto Imparato, Jigoro Kano e il Judo Kodokan · Storia e tecniche di Judo · Attilio Sacripanti, Biomeccanica del Judo · Seikichi Toguchi, Okinawan Goju-Ryu (1976) · The History of Goju Ryu Karate · Chojun Miyagi, Karate-do gaisetsu (1936) · Kyokushin Budo Kai, The Ultimate Beginners Guide (intervista a Jon Bluming) · The Japanese Fighting Arts. Le citazioni in lingua straniera sono tradotte da noi.
Le loro tecniche, sul nostro tatami
Leve, strangolamenti, immobilizzazioni: cosa sono e perché si studiano.
Le tecniche del Judo Storia del Judo